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Il giorno diverso di Hellen

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  • Voti: 7
  • Pubblicato: 05/03/2010
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Sentivi che quella mattina era un giorno diverso. Lo avresti capito solo più tardi.
Continuavi a lavorare al computer, ma la tua mente spaziava in altri pensieri.
Il giorno era bello e avevi deciso di indossare la tua minigonna preferita, quella che ti ricordava momenti felici.
Come ogni mattina, lui era entrato nella tua stanza e aveva incominciato a parlare del più e del meno. Talvolta di lavoro. Come ogni mattina tu continuavi a seguire i tuoi pensieri. Ma quella mattina era un giorno diverso.

Mentre lo ascoltavi seduta sulla tua poltroncina, le tue gambe si accavallavano nervosamente. E la tua minigonna preferita incominciava a scivolare piano piano sempre più su. Piano piano ma inesorabilmente.
Lui continuava a parlare ma ti stavi accorgendo che ogni tanto distoglieva lo sguardo dai tuoi occhi neri per abbassarli fugacemente verso le tue gambe.
I discorsi diventavano, piano piano ma inesorabilmente, sempre più banali. E più scivolavi sulla tua poltroncina, più le tue gambe si scoprivano.
Ti eri accorta che lui incominciava a fare pause sempre più frequenti. La tua minigonna ormai era ridotta ad una striscia di tessuto e aveva scoperto il paio di mutandine adolescenziali che portavi, velate dal collant.
Non sai come, ma gli avevi preso la mano e la stringevi forte. Lui aveva smesso di parlare e si era avvicinato a te. Non riuscivi a sentire niente, assordata dal forte “tum tum” del cuore che ti pulsava nelle tempie. Tum tum …..tum tum….. tum tum.
La musica di sottofondo amplificava quella sensazione di benessere e di rilassamento che provavi ormai sdraiata con la testa all’indietro su quella poltroncina. Ad occhi chiusi.
Sentivi solo la mano di lui che ti accarezzava le gambe, strisciando sopra le calze. Sempre più in su. Ormai eri in balia dei sensi . Piano piano ma inesorabilmente lui ti stava sfilando il collant, quel giusto che basta per tenertelo sopra le ginocchia. Sentivi le labbra di lui che scivolavano sulla pelle delle cosce, fermandosi ogni tanto per baciarle, quasi a riprendere le forze per raggiungere la meta ancora nascosta da quel malizioso indumento virginale.
Ormai era li’. Un veloce movimento e il tuo fiore segreto si stava offrendo nel pieno della sua delicatezza. Lui lo stava assaggiando, muovendo la lingua come un tiratore di fioretto. Ad ogni stoccata la tua rosa sbocciava sempre di più , offrendo il pistillo, dritto e duro come mai non era successo, all’ospite. Non avevi mai provato simili sensazioni, le avevi sempre desiderate e cercate ma nessuno ti aveva fatto sentire profondamente donna. Le sue dita stavano esplorando la tua intimità, ormai inebriata di sensazioni e di umori. Uno, due, tre, quattro….non ti ricordavi più quante volte avevi raggiunto il culmine, vibrando e fremendo ad ogni attacco. Lui con abile maestria, dosava pause e azioni in sintonia con il tuo corpo completamente abbandonato nel turbinio voluttuoso dei sensi. In attesa dell’attacco finale. Arrivò, dirompente come il crollo di una diga, allagando tutto e tutti. Lui si dissetò alla tua fonte. Piano piano, ma inesorabilmente, ricompose il tuo intimo accompagnando l’azione con la stessa gentilezza con cui l’aveva sfilato, stando ben attento a non strisciare sulla tua pelle con la sua barba incipiente. Piano piano, ma inesorabilmente, si allontano’ soffermandosi a baciare le tue gambe finchè la tua minigonna preferita aveva ripreso il suo ruolo.
Sentivi che quella mattina era un giorno diverso.
Eri ancora lì, sdraiata con la testa all’indietro sulla poltroncina, inebetita dall’estasi provata, mentre lui riprendeva a parlare del più e del meno. Talvolta di lavoro.
Uno squillo ti fece sobbalzare. Era il tuo cellulare. Tuo marito…

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