Categoria:
Etero
Autore:
m_orco@hotmail.com
l caso ha voluto che mi sposassi una donna che di rapporto anale non ne
ha mai voluto sentir parlare se fosse solo quello mi andrebbe anche
bene, ma mia moglie con il sesso non ha mai avuto feeling, per questo
motivo ho sempre cercato in altre quanto mia moglie non mi ha mai dato.
Colmo della fortuna, anche la mia prima amante ha fin da subito messo
le cose in chiaro: "Il culo non te lo do" (a volte esagerava con la
finezza me ne rendo conto).
Vabbé... amen, cosi ormai rassegnato da questo punto di vista ho
portato avanti il mio rapporto extraconiugale con notevole
soddisfazione, infatti la ragazza non mi faceva davvero mancare nulla,
almeno era sempre disposta a soddisfare le mie esagerate fantasie
sessuali, così abbiamo provato il sesso in strada mentre
guidavo, la scopata sul cofano della macchina per il piacere degli
automobilisti che passavano in autostrada, nonché una giornata
intera nudi in un abitazione che una sua amica le aveva prestato per
l'occasione.
Insomma le soddisfazioni sessuali non mi mancavano, se non che una sera
mentre eravamo in auto, nascosti dalla vegetazione e ovviamente stavamo
dandoci piacere a vicenda, lei mi stupì con
un'affermazione....ma andiamo per gradi.
Restavamo ore a fare l'amore in auto generalmente se non erano le tre
di notte non si rientrava. Un altro limite che inconsciamente ci
eravamo posti era il raggiungimento del mio secondo orgasmo, lei
generalmente aveva i primi due mentre ancora la baciavo dolcemente sul
collo e passavo con disinvoltura dalle sue morbide labbra ai suoi
turgidi capezzoli, mentre le mie dita scivolavano lentamente sulle
pareti della sua vagina. Quella sera, che ricordo come se fosse ora, ci
stavamo divertendo sul retro della mia station wagon, sedili posteriori
abbassati e tappetino in dotazione all'auto disteso sotto (sembra che i
progettisti ford abbiano una particolare attenzione per chi fa questo
uso dell'auto, a chi fosse in procinto di acquistare un auto consiglio
di visionare la ford mondeo station wagon, qualche anno fa era quello
che ci voleva per avere spazio in auto).
Dopo il classico quarto d'ora di preliminari, il primo orgasmo, la
pausa di coccole e di provocazioni, siamo tornati a stuzzicarci come al
solito. Avevamo una gran voglia del corpo dell'altro, io non riuscivo a
non palpare i suoi enormi seni, mentre lei prediligeva le mie cosce ed
i miei glutei. Iniziava con il passarmi una mano all'interno della
coscia, sfiorava tutto il muscolo per qualche secondo, passando
dall'inguine al ginocchio più volte e poi terminava la sua corsa
sul mio pene, che accarezzava dolcemente. Me lo prendeva in mano con
dolcezza e con entrambe le mani. Con una mano mi sosteneva e palpava i
testicoli, mentre l'altra cercava di provocarmi l'erezione
masturbandomi, e mentre faceva questo mi baciava più volte
facendo delle lunghe pause per guardarmi negli occhi ed assaporare
vedendo il mio volto, il piacere che lei stessa mi stava dando. Non
aveva più voglia di coccole in quel momento e senza mezzi
termini mi disse MARCO CAVALCAMI, e si mise in ginocchio allargando
appena le gambe e con una mano si sfiorò la vulva. Era un chiaro
gesto di invito a fare in fretta e non la feci aspettare, mi posi alle
sue spalle in ginocchio e la penetrai dolcemente, due o tre colpi
mentre le mie mani cercavano i suoi fianchi che lei iniziò ad
assecondare il mio movimento oscillando sulle ginocchia, prima al mio
ritmo, ma ben presto la frequenza aumentò per raggiungere quella
che lei preferiva in quel momento. A quel punto mi fermai e mi dedicai
solo ad accarezzarla, le passai la mano sulla schiena che si
inarcò al passaggio, le palpai i glutei e tastai l'interno
coscia, fino a sfiorare le grandi labbra, tornai ancora sulla schiena e
raggiunsi le spalle con entrambe le mani e la tirai verso di me
bloccandola e facendole sentire maggiormente il mio pene all'interno di
lei. Provai piacere nel sentire il suo gemito.
Passai le mie gambe davanti alle sue e restando appoggiato sulla punta
dei piedi spostai il baricentro del mio corpo sopra di lei, in modo da
cavalcarla, ma non facendole mai mancare il calore del pene all'esterno
della vagina.
Non ebbi bisogno di prendere in mano il pene per rimetterlo, l'erezione
e la posizione agevolarono la penetrazione. La cavalcai con impeto,
poiché la posizione mi infoiava parecchio e tenendole la parte
anteriore del collo con la mia mano sinistra la costringevo ad alzare
la testa e ad inarcare la schiena rendendomi il piacere ancora
più intenso. La mia mano destra era dedicata al suo di piacere,
la passavo su tutto il suo corpo: le palpavo entrambi i seni aiutandomi
con l'avambraccio, le stimolavo i capezzoli tenendoli tra l'indice e il
pollice, le accarezzavo il ventre e non dimenticavo certo di stimolare
il clitoride. Volevo farla godere e con lei raggiungere pure io
l'orgasmo, ma lei mi fermò e io non seppi mai se raggiunsi il
mio obiettivo, perché la mia attenzione fu spostata su quanto mi
disse dopo: PRENDIMI DIETRO!!
Non poteva essere, pensai, mi ha sempre detto di dimenticarmi i
rapporti anali e anche quando provavo a fare qualcosa con un dito, lei
mi bloccava, così le chiesi: VOLEVI DIRE PRENDIMI DA DIETRO?.
Mi sorrise girando la testa e guardandomi negli occhi: NO, HAI CAPITO BENE.
In quel momento sentii il cuore che batteva in gola e completamente inebetito mi uscì una domanda stupida come: PERCHE?.
PERCHE LO VOGLIO fu la sua categorica risposta.
Mi accovacciai dietro di lei, con l'intenzione di prepararla alla
penetrazione per non farle male, presi un pò di saliva dalla
bocca e la portai sul suo ano, poi mi bagnai abbondantemente il dito
indice della mano destra e con delicatezza iniziai a farmi spazio tra
le sue carni chiedendole se provava dolore, alla sua risposta negativa
mi feci coraggio e con decisione la penetrai con il dito, mentre il
medio della stessa mano provava a distrarla infilandosi nella vagina.
In questa posizione procedetti per un poco eseguendo il movimento con
l'intero braccio per non stancare le dita, ma per darle ancora
più piacere pensai che la mano sinistra poteva stimolarle il
clitoride e cosi feci. La sentii gemere quando la mano si
appoggiò tutta sulla vulva e poi continuai con l'intero palmo
della mano a sfregarla. Il piacere era indubbio per lei, perché
l'interno della vagina si umettò parecchio ed approfittai del
liquido per bagnare ulteriormente lo sfintere. Nel farlo non rientrai
con l'indice nella vagina, ma nell'ano. Poco alla volta entrai con due
dita, piano, dolcemente, poco per volta, fino a sentire lo sfintere che
cedeva sotto lo stimolo delle dita. Lei si stava rilassando. Questo mi
permise di entrare con disinvoltura con entrambe le dita più
volte. Entravo ed uscivo. La ritenni pronta. Mi bagnai il palmo della
mano con la saliva e mi masturbai un poco, salii sopra di lei, nella
posizione precedente, presi in mano il pene e lo accompagnai
all'interno dell'orifizio vergine. Entrai con una facilità
insospettata. Lei voleva essere penetrata. Lei voleva essere mia e
farmi dono del suo corpo. Il cuore andava a mille. Piano piano iniziai
a muovermi, provavo piacere, anche se non il piacere fisico della
penetrazione in vagina, ma il piacere psicologico e morboso del
possedere completamente una donna senza darle piacere dal mio stesso
piacere. Pensai di porre rimedio a questa situazione masturbandola
dolcemente. La toccavo ovunque con l'altra mano, ma il pensiero andava
a quello che stavo facendo, al gusto sadico di possederla analmente,
assaporavo ogni contatto della mia cappella all'interno delle sue
viscere, gustavo l'intero anello del suo sfintere che si stringeva sul
mio pene. Non potevo continuare per molto, dopo pochi minuti mi lasciai
cadere dietro di lei appoggiandomi all'auto. Se avessi continuato avrei
raggiunto l'orgasmo con un paio di colpi. Lei capì la situazione
e si girò verso di me, stava per prenderlo in bocca quando la
fermai e le dissi di lasciarmelo pulire prima. Mi scostò la mano
sorridendomi e dicendo LASCIAMELO SUCCHIARE. Non stavo capendo
più nulla, anche quelle parole, quella sua voglia di farmi
godere mi mandarono in visibilio. Non ricordo quanto impiegò per
portarmi al piacere, ma ricordo con certezza che lei non si perse una
sola goccia del mio sperma.