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Come ho conosciuto il mio padrone
- Autore: Schiavetta
- Categoria: DOMINAZIONE
- Capitoli: 5
- Letto 845 volte
- Voti: 8
- Pubblicato: 06/02/2010
E' una cosa su cui ho fantasticato a lungo, una cosa molto eccitante...
Prima di conoscere il mio padrone non pensavo avrei mai avuto la possibilità di diventare una vera schiava, e poi la consideravo semplicemente una fantasia.
Tutto questo prima di conoscere lui, il mio master.
Ero ad una cena con dei colleghi di lavoro, prima delle feste di Natale, alcuni di loro avevano portato la moglie o il marito e proprio il marito di una collega che conoscevo a malapena, era seduto accanto a me. Notai che era un bell' uomo sui 40-45 anni, alto, capelli un pò lunghi, grigi e fisico ben piazzato. Notai anche che spesso il suo sguardo cadeva sulle mie gambe o sulla mia scollatura.
Sono abituata ad essere guardata, ho un corpo snello e sodo, una bella quarta di seno e un bel sedere.
Durante la cena scambiammo anche due chiacchiere, mi diede l'idea di un tipo simpatico anche se molto serio.
Dopo cena andammo tutti fuori dal ristorante per fumare e si formarono gruppi o coppie di gente che chiacchierava. Quell'uomo mi si avvicinò e cominciò a parlarmi guardando altrove.
"Quanti anni hai?" mi chiese un pò arrogantemente.
"34" risposi.
Si girò e mi fissò apertamente il seno, mi girò intorno e mi guardò il culo, poi tirò fuori un biglietto da visita e me lo diede, si voltò e se ne andò senza dire niente.
Il biglietto bianco riportava solo un numero di cellulare, nient'altro.
Nei giorni seguenti pensai spesso a quell' uomo, il suo modo di fare mi incuriosiva, era chiaro che desisarava che lo chiamassi, altrimenti non mi avrebbe dato quel numero. Ma perchè avrei dovuto? In fondo era stato maleducato a studiare il mio corpo in quel modo e anche ad andarsene senza salutare, ma più pensavo a lui e più sentivo una certa attrazione e una crescente curiosità.
Un pomeriggio mi decisi a chiamarlo. Ero in casa senza nulla da fare, sarei dovuta uscire con un' amica ma lei si ammalò. Mi capitò sotto gli occhi il bigliettino bianco col numero di telefono, mi feci coraggio e telefonai.
Squillò a lungo, poi lui rispose.
"Pronto"
"Ciao, sono..."
"Sì, lo so chi sei" disse lui "Allora?"
Allora cosa? Pensai io, a che si riferisce?
"Bè" dissi "Pensavo che se ti va potremmo vederci"
Ci fu qualche istante di silenzio poi chiese "Vediamoci alle 8 questa sera" e mi diede un indirizzo fuori città, poi chiuse.
Non so per quale motivo la sua arroganza mi eccitava, volevo vederlo ancora più di prima.
Trascorsi il resto del pomeriggio a decidere che abiti indossare, pensando che sarebbe stato sicuramente un incontro di sesso, optai per qualcosa di sexy.
Misi un abitino scuro e leggero che arrivava al ginocchio, un paio di autoreggenti e degli stivaletti col tacco.
Arrivai al luogo dell' indirizzo alle 8 precise. Era una villetta un pò isolata con un giardino piuttosto grande, un grande cancello e un viale che conduceva davanti all' abitazione.
Suonai il campanello e attesi, nessuna risposta, risuonai e anche questa volta non rispose nessuno, stavo per risalire in macchina a telefonargli quando il cancello si aprì.
Lasciai l'auto davanti a casa, percorsi il viale fino all'ingresso dell'abitazione e suonai il campanello, dopo qualche istante venne ad aprirmi. "Entra" mi disse e mi fece accomodare in un ampio soggiorno su un divano, poi rimase in piedi di fronte a me a guardarmi.
Indossava un paio di pantaloni con la cintura e una camicia aperta che lasciava intravedere il suo torace muscoloso completamente depilato.
Comincia a sentirmi in imbarazzo sotto il suo sguardo. "Alzati" mi disse.
Mi alzai, poi mi fece girare e rimanere in piedi mentre lui si sedette sul divano.
"Perchè mi hai telefonato?" chiese.
"Così, mi andava di vederci".
Feci per sedermi ma lui mi bloccò. "Non ti ho detto di sederti" disse, poi dopo un pò di silenzio continuò "Non mi sembri molto educata, hai bisogno di disciplina e di imparare ad obbedire. Se vuoi posso insegnarti io".
Non avevo ben chiaro cosa intendesse lui con "disciplina" ed "obbedire", ma ero sempre più attratta da lui, così risposi solamente "Okay".
"Io sarò il tuo master d'ora in poi e quando ti chiedo qualcosa devi rispondermi sempre con 'padrone', hai capito?"
"Sì" dissi.
"No, che non hai capito!" disse lui alzando la voce "Che cosa ti ho appena detto?"
"Sì, padrone" mi affrettai a correggermi. Mi sentivo inspiegabilmente eccitata, quel gioco mi piaceva, era divertente...
"Così va meglio" disse lui "Per questa volta non sarai punita, ma d' ora in poi, ogni volta che farai un errore, subirai una punizione". Poi continuò "I vestiti che indossi vanno abbastanza bene per la prima volta, in seguito sarò io a dirti cosa indossare, hai capito?".
"Sì, padrone".
"Adesso togliti il vestito, sbrigati".
Mi tolsi l' abito e rimasi con le autoreggenti e la biancheria intima.
"Bene" disse lui soddisfatto "Ma le mutandine non vanno, dalla prossima volta ti voglio sempre in perizoma".
"Sì, padrone" risposi, pensando che ancora non era sicuro se ci sarebbe stata un' altra volta o no, dopotutto nella mia testa, quello era ancora un semplice incontro di sesso occasionale.
"Adesso voltati e piegati in avanti".
Feci come aveva ordinato. Avevo il culo proprio davanti alla sua faccia.
"Allarga le gambe" mi disse. Feci anche questo, poi lo sentii alzarsi, venne di fronte a me e feci per raddrizzarmi ma lui si arrabbiò. "Ti ho forse detto di alzarti?" "No, padrone" e mi rimisi piegata. "Così non va" disse lui "Qui c'è bisogno di una punizione altrimenti non imparerai mai ad essere educata".
"Togliti le mutandine, puoi raddrizzarti per farlo ma poi devi rimetterti così"
Feci come aveva detto, lui si sfilò la cintura e si mise dietro di me.
"Ad ogni colpo, voglio che conti ad alta voce" disse.
Colpo? pensai. Non vorrà mica frustarmi con la cintura?
Non feci in tempo a finire quel pensiero che subito un colpo si abbattè sul mio culo.
Dalla sorpresa e dal dolore dimenticai di contare.
"Ti ho detto di contare!" gridò lui e subitò mi colpì di nuovo, "Due!" gridai.
Sentivo le chiappe bruciare per quei due colpi così forti e mi lasciai sfuggire un lamento di dolore. "Zitta e conta!" ordinò lui.
Mi colpì 20 volte in tutto, poi mi fece alzare e guardare il mio culo ad uno specchio. Era tutto arrossato e mi bruciava ma non osai dire nulla.
"Sei stata punita perchè hai fatto un errore. Pensi di esserti meritata la punizione?" chiese.
Dopo qualche attimo di silenzio risposi "Sì, padrone".
Dopo mi fece togliere il reggiseno e si sedette di nuovo sul divano ad osservarmi.
Notò che avevo la figa rasata, fatta eccezione per una sottile linea verticale sul monte di venere.
"Dalla prossima volta devi essere rasata completamente, capito?".
"Sì, padrone".
Si alzò e prese a palparmi le tette con forza, strizzò i capezzoli tirandomi fuori un gemito di dolore misto a piacere, mi fece mettere le mani sopra la testa e allargare le gambe, poi mi ci ficcò una mano in mezzo e iniziò a sfregarmi la figa.
Non ci misi molto a bagnarmi completamente e ad iniziare ad ansimare. Godevo a quel contatto con le sue mani grandi che mi stimolavano forte.
"Aspetta qui" disse.
Si assentò qualche minuto, quando tornò vidi che aveva qualcosa in mano, era una catena con un collare nero.
Si avvicinò e me lo mise al collo, poi disse "Questo è il tuo collare da schiava, ogni volta che ci incontriamo dovrai sempre averlo indosso e appena mi vedi devi offrirmi la catena, capito?"
"Sì, padrone".
Poi prese in mano l'estremità della catena e disse "Mettiti a 4 zampe".
Lo feci e lui iniziò a camminare tirandomi a sè.
Mentre camminavo, nuda, a 4 zampe, con quel collare, capii che stavo vivendo la fantasia che avevo sempre desiderato, fare la schiava, essere il giocattolo sessuale di qualcuno. La cosa mi stava eccitando da morire. Era un desiderio che si stava realizzando...
Mi condusse in una specie di cantina, in una stanza piuttosto grande col pavimento di cemento.
Mi lasciò in mezzo alla stanza, mi tolse il collare, si diresse verso una parete e mi disse "Vieni qui".
Lo raggiunsi, sempre a 4 zampe e rimasi in quella posizione di fronte a lui aspettando ordini.
Lì a fianco c'era un mobile con degli oggetti strani di cui non capii subito l'uso ma solo che servivano nelle pratiche di dominazione. Scorsi anche diversi vibratori e falli di gomma colorati.
Il padrone prese una specie di maschera, era costituita solo da due striscie incrociate tra loro e me la mise addosso facendo combaciare l'incrocio con il centro dei miei occhi, poi la chiuse sul retro. Prese una palla di gomma con dei lacci attaccati, mi infilò la palla in bocca e mi legò i lacci dietro la testa.
Mi fece alzare in piedi e alzare le braccia, lui mi legò i polsi con una corda ad una catena che pendeva dal soffitto, legò poi un' altra corda alla catena, la fece passare sotto il mio ginocchio e legò anche questa alla catena. Per facilitargli i movimenti alzai bene la gamba, notando la mia flessibilità rimase piacevolmente sorpreso e spostò la corda dal ginocchio alla caviglia. Grazie all'attività fisica sono molto elastica, riesco a fare la spaccata con facilità.
Dopo avermi legata mi disse "Sono un pò stanco, vado a riposare" e se ne andò senza aggiungere altro, lasciandomi lì da sola, legata e al buio, perchè spense anche la luce.
Non vorrà davvero lasciarmi qui così? pensai...ma lui non venne che (credo) un'ora dopo...
