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Un padrone esigente

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  • Pubblicato: 05/02/2010
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Padron Max, così si fa chiamare dalle sue serve, è un uomo esigente, lui ti educa per farti rimanere tutta la vita con lui, per onorarlo e servirlo, se non ne sei degna non ti tiene con lui.
Diventare schiava di Padron Max significa diventare un suo strumento di piacere e darti il privilegio di soddisfare le sue necessità.
Conobbi una schiava di Padron Max l'anno scorso ad un ricevimento, era insieme ad altre due schiave e tutte e tre seguivano da dietro il loro padrone mentre si intratteneva nelle varie conversazioni con gli altri ospiti.
Delle persone con cui ero stata in società in passato, mi presentarono Padron Max, avevamo sentito parlare in passato l'uno dell'altra, quindi sapevo un pò che tipo d'uomo aspettarmi, un uomo alto, bello, virile e dai modi raffinati, posso capire perchè una donna decida di essere la sua serva, anche se personalmente preferisco la parte della dominante a quella della dominata.
Chiacchierammo per un pò, poi lui venne chiamato da delle persone, prima di allontanarsi, ordinò alle sue serve di rimanere ad aspettarlo lì, poi rivolgendosi a me, chiese se potevo fare loro compagnia per qualche minuto, dato che erano ancora in addestramento e che era meglio non lasciarle sole. Acconsentii senza problemi e questo mi diede modo di conoscerle.
Padron Max ordinò alle sue serve di obbedire a me e seguirmi durante la sua assenza, le tre in coro risposero "Sì, Padron Max".

Stetti ancora qualche minuto dove mi trovavo, ad un tavolo del buffet, mi feci dare un bicchiere di champagne e sorseggiandolo, osservai meglio le tre schiave.
Avranno avuto tutte e tre tra i 25 e i 30 anni, abbigliate con abitini neri stretti e scarpe col tacco, due avevano i capelli legati in una coda alta e una li teneva sciolti sulle spalle.
I loro corpi erano snelli e sodi, avevano tutte e tre bei seni abbondanti e bei fondoschiena.
Finito il mio champagne, mi diressi verso l'uscita per fare una passeggiata in giardino, le tre schiave mi seguirono, mi sedetti su una panchina e loro rimasero in piedi dietro di me.
Mi voltai verso una di loro e le dissi di sedersi accanto a me, poi dissi alle altre di andarsi a sedere in una panchina più in là e loro obbedirono.
Volevo scambiare qualche chiacchiera con quella serva in tranquillità.
"Come ti chiami?" le chiesi
"Angelica" dopo un attimo di silenzio aggiunse "E' questo il nome che mi ha dato Padron Max".
"Da quanto tempo sei con lui?"
"Da due mesi"
"Allora sei ancora in addestramento?".
"Sì".
"Parlami del tuo addestramento e di come sei diventata schiava".
La ragazza chinò la testa, era intimidita, così la rassicurai.
"Stai tranquilla, siamo solo io e te".
Lei mi guardò e iniziò a raccontare.

"Ho conosciuto Padron Max in un ristorante, io lavoravo al bar e lui era a cena con delle altre persone. Finito di mangiare lui e un altro uomo vennero al bar e ordinarono da bere. Mentre beveva, Padron Max mi fissava, ero imbarazzata e cercavo di guardare altrove ma finivo sempre col guardare lui. L'uomo che era con lui ritornò al tavolo e Padron Max rimase lì a fissarmi, poi si avvicinò e mi chiese ' Ti piace lavorare qui? '.
' Non c'è male ' risposi io. Poi rimase lì a guardarmi senza dire niente.
Finito il mio turno, mentre andavo verso la macchina, mi accorsi che c'era qualcuno dietro di me, era Padron Max. Mi girai spaventata ma lui mi disse di non preoccuparmi. Poi si avvicinò e mi toccò, all'inizio non volevo, poi mi lasciai andare e mi eccitai. Mi toccava la figa strofinando con forza, poi mi prese le tette e le soppesò. Ero eccitata ma ero anche imbarazzata, poi Padron Max mi diede un biglietto da visita e mi disse che se volevo potevo chiamarlo e anche che se l'avessi fatto non avrei più potuto cambiare idea ma non specificò, poi si allontanò.
Tornata a casa mi masturbai, ero ancora eccitata, mi sembrava di sentire la sua mano ancora sulla figa.
Il giorno dopo lo chiamai, lui mi diede un indirizzo, mi disse di presentarmi lì quella sera alle 9 e di mettermi una gonna ma di non indossare la biancheria intima. Ero imbarazzata ma feci come mi aveva detto, indossai una gonna fino al ginocchio senza mutandine e una maglietta senza reggiseno.
Arrivai all'indirizzo, era una villetta, suonai e il cancello si aprì. Alla porta mi aprì una ragazza quasi nuda, aveva un bustino nero e un paio di autoreggenti con stivali, nient'altro, mi accompagnò in un salottino e mi disse di aspettare il padrone.
Padron Max entrò nella sala, mi sollevò la gonna e mi guardò, poi disse
' Togliti la maglietta e mettiti a pecora', mi si mise dietro e mi aprì le natiche con le mani, dopo aver osservato il mio culo mi disse di rimanere così. Vidi che prendeva una frusta e mi spaventai, non sapevo cosa fare.
Padron Max mi colpì sul culo e io gridai, ma lui non si fermò, continuò a colpirmi non so quante volte, faceva male, bruciava, ma dopo un pò cominciai anche a provare un certo piacere.
Dopo avermi frustata mi fece guardare allo specchio, avevo il culo tutto rosso. ' Guardati' mi disse ' Guarda che bel culo che hai così', mi guardai bene, in effetti non mi dispiaceva vedermi così, mi stavo eccitando.
' Adesso inginocchiati e prendimi il cazzo'.
Stavo per slacciargli i pantaloni ma lui mi bloccò ' Non ti ho detto di usare le mani! ' gridò.
Con un pò di fatica, con i denti riuscii a slacciargli i pantaloni, poi presi il suo cazzo in bocca e cominciai a succhiarlo. Sono sempre stata brava a fare i pompini e anche lui doveva esserne soddisfatto perchè lo sentivo godere. A un certo punto mi prese la testa e la tenne premuta su di lui, avevo tutto il suo cazzo in bocca, poi sentii il cazzo pulsare e la sborra riempirmi la gola. ' Ingoia! ' ordinò e la ingoiai, ' Puliscimelo' e glielo pulii, non era andato quasi per niente giù e mentre lo leccavo diventò di nuovo duro.
' A pecora! ' ordinò e mi misi a pecora. Mi infilò due dita nella figa muovendole velocemente e spingendole con forza, stavo godendo ero quasi lì lì per venire, ma lui tolse le dita e me le mise nel culo.
Sussultai per il dolore, non ero abituata a prenderlo dietro, ma Padron Max fece forza con le dita e mi allargò il buco, poi ci appoggiò il cazzo e me lo spinse dentro tutto in una volta.
Gridai per il male, ma a Padron Max non importò, mi inculava, mi apriva completamente, mi sfondava il culo e dopo un pò cominciai a godere anch'io.
Mi sborrò nel culo, quando si tolse mi disse di accovacciarmi e di spingere la sua sborra sul pavimento. Feci come aveva detto poi mi disse di leccarla e ingoiarla. Quando ebbi finito mi disse ' Basta per oggi, vattene, se ti vorrò ancora ti chiamerò io' e se ne andò dalla sala.
Mi rivestii e a malincuore tornai a casa, sarei voluta restare ancora, avrei voluto che mi usasse ancora, non avevo mai goduto così tanto.

Aspettai una sua chiamata per giorni e ogni sera mi masturbavo pensando a lui e al suo cazzo nel mio culo.
Finalmente una settimana dopo mi telefonò...

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